Stile cognitivo ed emozioni lunari

Qual è il modo migliore per riflettere esaminando la realtà? E perché è d’aiuto una vecchia favola olandese?

C’era una volta una società, più semplice di quella attuale, nella quale si cominciava a parlare di cambiamento, molto più che di tradizione e recupero del passato.

Da allora, ossia dalla fine del Settecento, le cose sono divenute più complesse, talché oggi si parla di changing management, specie quando è impossibile sottrarsi ai mutamenti.

È stato verificato lo stile cognitivo ottimale, da mettere in campo per raggiungere un doppio obiettivo: governare al meglio i processi di cambiamento e – insieme –  rendere possibile un buon grado di soddisfazione esistenziale.

Ebbene, lo stile cognitivo preferibile ha le seguenti otto caratteristiche:

  1. è profondo: riflessivo, non superficiale, capace di ‘scavare’
  2. è largo: prende in considerazione dimensioni e ambiti diversi
  3. è lungo: guarda in avanti e non a breve termine, è prospettico, appare connesso a progetti e sogni
  4. è spontaneo: fresco, intuitivo, non iper-razionalizzante, ragionante anche ‘col cuore’, non stereotìpico
  5. è fluttuante: mobile, non strutturato, fluido
  6. è ‘laterale’: non banale, non ripetitivo, scombinante i giochi, mutante il punto di vista, divergente, originale, creativo
  7. è oppositivo: contesta le tradizioni, non adora il potere, rifugge dal conformismo, ama essere diverso, ‘contro’, dissenziente
  8. è semplificatore: preferisce l’essenzialità – non il semplicismo – e la scarnificazione, non nega la complessità ma rifiuta di farsene paralizzare (per cui sceglie e gerarchizza).

In sostanza, lo stile del pensiero più utile per governare il cambiamento del cambiamento (e per aver maggiori probabilità di essere un po’ più felici) è mobile, su tre assi:

  • quello della longitudine (avanti e indietro nel tempo)
  • quello della latitudine (usando lo zoom per passare da stretto a largo e viceversa)
  • quello, infine, della profondità (dall’esterno all’interno, sempre con un fecondo ‘va e vieni’).

Cercare di ripensare i propri modi di pensare può aiutare, seppur con difficoltà, a incrementare le possibilità di ‘veder meglio’ la vita.

Ma tutto questo discorso sullo stile cognitivo rischia di farci dimenticare l’importanza di un approccio positivo: non quello biecamente ottimistico di tanti manager e consulenti, ma quello – più serio e pensoso – di cui dà conto una vecchia storia olandese.

Secondo questa favola, anche quando il cielo era sgombro di nuvole, la luna si sentiva sola. Certo, da tantissimi anni, aveva la compagnia delle stelle e – qualche volta – d’una cometa. Ma in fondo soffriva di solitudine, pure se era in compagnia di altri corpi celesti. Cosa valeva essere piena, nel massimo del suo freddo splendore, se nessuno si accompagnava a lei, le parlava, la ascoltava?

Ogni quattro settimane si ripeteva la stessa storia. Scompariva il sole, le tenebre si infittivano, lei cominciava a illuminare la notte. Ma una grande tristezza la prendeva: chi si occupava davvero di lei? A chi importava chi era e come stava?

Certo, gli astronomi la studiavano; certuni – specie i bambini – la guardavano con stupore; gli amanti la usavano per trovarsi e baciarsi; ai marinai era preziosa per trovare la rotta dei loro navigli; i contadini dei polder la temevano perché avevano notato che essa alzava le acque del mare, le quali rischiavano di invadere i loro campi; e alcuni sostenevano che, quando appariva, le streghe scatenavano i loro sabba in onore di Satana. Ma chi si interessava di lei, la accompagnava con affetto nel suo passaggio?

Sinché una notte la luna piena si accorse che i gatti uscivano dai camini o salivano sui tetti per farle miao e che un ragazzo da qualche parte si rivolgeva a lei, proprio a lei, suonando con uno strumento.

Da allora non si sentì più sola: quel coro felino e quella musica celestiale le diedero il calore che le mancava. Capì che non ci vogliono folle, come pretende il sole, ma che bastano un suonatore di zùfolo o di violino più pochi amici per sapere di non essere sola.

E ciò – è la fine della favola – vale anche per le donne e gli uomini di questo pianeta: alcuni amici e un vero amore bastano a volte per non farsi travolgere dalla malinconia, e aggiungono un pizzico di cuore alla freddezza del solo pensiero.

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