Il nodo scorsoio del controllo di sé

Vivere tenendosi a bada oppure lasciandosi andare? A questo interrogativo le risposte sono le più diverse, spesso polarizzate. Ma chi si realizza meglio e di più?

C’era una volta un’epoca, durata millenni, durante la quale la pretesa dominante tra tutte le élites (politiche, culturali, religiose, militari, ecc.) era che ogni singolo individuo si super-controllasse. Nel mondo contemporaneo, invece, tale pressione dall’alto si confronta con un diffuso dissenso dal basso.

Partiamo qui da due figure opposte, ai poli estremi di una scala.

Da un lato, troviamo le Persone che si narrano padrone di sé e dotate di strumenti di autogoverno; razionali, lucide, pensose; metodiche, organizzate, ordinate, accurate; talora amanti i numeri perché “non si discutono”; capaci di valutare i problemi, le situazioni, gli interlocutori prima di decidere, fare, parlare; calcolanti ogni spesa e cautissime nell’indebitarsi; ossessionate dalla pulizia e dall’igiene; insofferenti al disordine; attente alla prevenzione dei rischi; previdenti, anche perché dotate di pensiero ‘lungo’ (non limitato al presente e all’immediato futuro); attive fautrici dell’organizzazione anticipata come strumento di gestione efficiente e di minimizzazione dell’ansia di vivere; al fondo severe con se stesse, iper-perfezioniste e iper-controllate.

Dall’altro lato, si incontrano invece individui impulsivi e poco riflessivi; favorevoli alle sorprese del vivere; sedicenti ‘istintivi’, ‘emotivi’ e ‘passionali’; inclini ad agire sotto l’impulso del momento e a prendere decisioni non meditate e spesso imprudenti o premature; capaci di lasciarsi andare ma senza riflettere sulle possibili conseguenze – per sé e per gli altri – delle proprie azioni; frequentemente giudicati mutevoli, imprevedibili, inaffidabili; imprevidenti e capaci solo di vivere alla giornata; talora stupidamente irresponsabili; quasi sempre ostili a ogni razionalità costrittiva.

Ebbene, entrambi questi tipi polarizzati hanno difficoltà ad autoindividuarsi. I secondi (i senza controllo) lamentano instabilità, su e giù nella vita per i più svariati motivi (affettivi, relazionali, professionali, d’umore), basso prestigio sociale; ma non saprebbero e comunque non vogliono diventare ‘come gli altri’, perché si reputano più leggeri, spensierati, simpatici, agili, edonisti, creativi.

I primi, se la loro tendenza all’autocontrollo risulta moderata oppure è intervallata da momenti in cui vivono liberamente, hanno elevate possibilità di autoconnettersi. Ma se, come avviene spessissimo, il loro è un atteggiamento rigido, allora gli esiti sono spesso negativi: li connotano  una dura ‘voce della coscienza’ (quasi sempre frutto di un’educazione autoritaria oppure – oggi più spesso – assai ‘demanding’ e cioè basata su aspettative elevate e continuamente innalzate); la forte attenzione alle performance; la paura di fondo di non riuscire – ogni volta – a superare l’asticella; vari modi ossessivi di vivere, basati appunto su numerosi e ficcanti controlli su di sé; un permanente stato di sottile – anche immotivato – malessere.

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